ASCARIDIASI SINTOMI TERAPIA ASCARIS LUMBRICOIDES

ASCARIDIASI
(Ascaris Lumbricoides)

La Ascaridiasi è una parassitosi intestinale causata dalla infestazione da Ascaris lumbricoides, un parassita nematode. Il verme femmina può essere lungo fino a 30 cm con un diametro di 5 mm ed è di colore bianco. Le dimensioni del maschio sono ridotte.
Un quarto della popolazione mondiale è probabilmente infettata da questo parassita, ma la percentuale sale al 45% in America Latina ed al 95% in alcune zone dell'Africa.
La mortalità tra i bambini è di circa 20.000 casi l'anno per le complicanze meccaniche a livello gastrointestinale e respiratorio.

Ascaris Lumbricoides

Ascaris Lumbricoides

L'uomo si ammala ingerendo cibi contaminati dalle uova del verme, che si aprono nel duodeno, dove liberano le larve. Queste, attraverso la parete intestinale, arrivano al torrente sanguigno e da lì a fegato, cuore e polmoni.
In poche settimane le larve crescono e penetrano negli alveoli polmonari, da dove vengono emesse all’esterno o re-ingerite con l'espettorato. Tornando nel piccolo intestino, completano la maturazione: dopo la fecondazione, la femmina depone le uova, fino a 200.000 al giorno, ed il ciclo riprende.

I sintomi dell'Ascaridiasi sono spesso accompagnati da un importante quadro allergico, indotto dal parassita, con eosinofilia, asma, orticaria, fino all’edema angioneurotico.
Sono presenti anche tosse, affanno, escreato a volte ematico.
La fase intestinale viene successivamente e può essere silente o presentare sintomi occlusivi a livello sia del colon che delle vie biliari.

L'Ascardis determina una flogosi colica con sintomi aspecifici, come dolori, diarrea e flatulenza.

Il parassita può penetrare nel coledoco, nel dotto pancreatico, nei diverticoli o nell’appendice, determinando gravi compromissioni del fegato, del pancreas o la perforazione.

Questi Elminti vengono restituiti all’ambiente con le feci o con l’escreato dalla bocca e dal naso.

La diagnosi dell'Ascaridiasi si fa con l'esame delle feci, che rileva la presenza delle uova che conclama l'infezione. Talora per la diagnosi differenziale sono necessari esami radiologici ed endoscopici, per verificare la presenza dell’Ascaris all'interno del duodeno e delle vie biliari.
L’esame endoscopico si utilizza anche per la terapia, in caso di ostruzione biliare. Spesso i Pazienti verificano la presenza di vermi nel vomito e talora questi escono dal naso o dalla bocca, dopo essere risaliti lungo il tubo digerente. È frequente anche ritrovarli nell’escreato, emessi con i colpi di tosse.

La principale terapia dell'ascaridiasi è essenzialmente farmacologica.

I farmaci per combattere e debellare le infestazioni o parassitosi intestinali sono molto simili tra loro e, soprattutto, interscambiabili tra i diversi tipi di parassiti infestanti. L’utilizzo dipende dalla familiarità che lo Specialista Gastroenterologo o Tropicalista ha con ciascun prodotto e dalla gravità del quadro clinico.
Nel caso specifico dell’Ascaris lumbricoides, è consigliabile la cura repentina di tutti i pazienti affetti, perché la patologia può evolvere con notevole gravità.
I farmaci da utilizzare per la cura dell'ascaridiasi sono il mebendazolo (compresse da 100 mg da somministrare per bocca alla dose di due al giorno per tre giorni), l'albendazolo (cpr da 400 mg da assumere una volta al dì), la piperazina citrato (alla dose di 75 mg pro chilo da assumere per bocca in un’unica somministrazione quotidiana per due giorni), il pirantel, che va assunto alla dose di 11 mg pro chilo in unica somministrazione per bocca. Va ricordato che il mebendazolo non va somministrato in gravidanza.

In caso di co-infestazione di parassiti intestinali, l'Ascaris ha la precedenza, perchè bisogna prevenire la possibilità che i vermi adulti migrino in altri distretti dell’organismo. Come ho detto, a volte la terapia necessita dell’intervento chirurgico o dell’endoscopia operativa per risolvere complicanze ostruttive, causate da una somministrazione farmacologica tardiva e dalla migrazione di vermi adulti. La prognosi è infausta solo nei casi più gravi, trascurati o complicati da diagnosi tardiva.



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